Internet: arma delle classi medie

Brano tratto da un blog francese sui media.

Crise de la presse: moins une question de qualité des contenus que de clivages sociaux

di Emmanuel ecosphere.wordpress.com

ecosphere“La vera questione di fondo: una lotta per il potere e l’attrito tra le classi sociali. L’Internet permette l’espressione di una comunità che non si sente rappresentata dalla sua élite, i suoi giornali. La frattura si estende nel cuore delle redazioni, e trancia  i partiti politici …

Internet è lo strumento della rivincita delle classi medie che vedono sfumare le prospettive di un progresso sociale. E’ il media dei colletti bianchi che sentono di essere in un processo di proletarizzazione e che cercano di allearsi, ovviamente, con le professioni intellettuali sempre più marginalizzate rispetto al potere economico. Tra questi, molti sono giornalisti.

Questo spiega perché  la frattura divide le redazioni e perché alcuni hanno bisogno di far valere più del necessario la questione del contenuto diventato illegittimo (non dico che questa critica sia completamente infondata).

In realtà è una battaglia per la presa del potere rispetto alle funzioni d’intermediazione. E come per ogni lotta che si dice rivoluzionaria, chi la porta avanti lo fa nel nome del popolo e della democrazia, per instaurare alla fine nient’altro che un sistema equivalente ma rinnovato.”

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The Indipendent e internet

The Viewspaper sulle tracce di Internet.

Tesina di Alice Gallio, Francesca Gobbo, Elisa Nicoletto

Pubblicata da Lsdi

(Un’analisi dell’evoluzione grafica del quotidiano inglese The Indipendent.)

indipendent“Il nostro “Viewspaper” (The Indipendent) è dunque ricco, come lo è il web, di elementi visivi, come immagini, fotografie e disegni, che vengono elaborati pre-attentivamente, senza sforzi cognitivi; essi indirizzano la nostra attenzione secondo un percorso predefinito, in cui dimensioni, colore, nitidezza e contrasto fanno da padroni. La composizione delle copertine, presentando un uso combinato di testi e immagini, diventa sempre più simile alla creazione di una pagina digitale, allontanandosi dalla prima pagina di un quotidiano, dove a prevalere è l’elemento testuale, e le immagini svolgono un ruolo secondario.”

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Vanità, solo vanità

Después de la crisis
Manuel Castells - La Vanguardia  21/02/2009 (fonte: cienciasyarte)

Nell’articolo Castells ci spiega che questa crisi finanziaria ed economica non è la fine del capitalismo, ma che dobbiamo pensare a “un nuovo tipo di capitalistico in cui sistema finanziario abbia un ruolo di appoggio e non di motore, e che includa un “calcolo” ecologico e sociale, non solo monetario“. Secondo Castells anche il modello welfare e la ridistribuzione delle ricchezze sostenuta dalle sinistre non può bastare, perché disoccupazione e indebitamento pubblico non lo permettono più. Conclusione: in compenso aumenterà il nostro tempo libero.

“Vivimos en una peligrosa fantasía. A saber, que esto es un mal trago, pero que en unos meses o máximo un año la crisis económica habrá pasado y todo volverá a ser como antes. Pues no. Nunca volverá a ser como antes.”

“No es que salgamos del capitalismo, sino de la forma de capitalismo global que ha caracterizado el mundo en los últimos veinticinco años. Un modelo triunfante, de idolatría de un mercado al que se le suponía un automatismo benevolente de creación y reparto de riqueza y, de paso, garante de la libertad individual, conectando países a lo largo de su marcha triunfal en todo el planeta, obviando gobiernos y desoyendo reguladores, propulsado por una revolución tecnológica también teñida con tintes libertarios. Vanidad y todo vanidad.”

“De modo que sabemos de dónde salimos pero no adónde vamos. Lo único seguro es que su consumo de bienes y servicios bajará y su tiempo para vivir aumentará. A condición de que no se haya olvidado de vivir y no le atenace la angustia de cómo salir del entramado de deuda en el que perdió sus mejores años. Después de la crisis económica, la esperanza de una nueva cultura.”

Commento:  secondo Castells cambierà tutto, tranne il capitalismo (sistema basato sul profitto) che dovrà confrontarsi  con ambiente e problemi sociali -  e con la speranza che aumenti la trasparenza e condivisione delle scelte anche nell’amministrazione dell’economia. La sua idea è dunque “esperanza” in una nuova cultura. Un po’ poco.

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Lettori: fiducia e responsabilità dei giornali

The Elite Newspaper of the Future di Philip Meyer

pubblicato in American Journalism Revue, October/November 2008, traduzione  Lsdi.

“Io credo ancora che il prodotto più importante dei giornali, il prodotto che può essere più vulnerabile nei processi di sostituzione, è l’ influenza sulla comunità. Si guadagna questa influenza essendo la fonte più affidabile per l’ informazione locale, l’ analisi e le inchieste giornalistiche sui pubblici affari. E questa influenza rende i giornali attraenti per gli inserzionisti.”

“Abbiamo bisogno di qualcuno che inserisca i fatti nei loro contesti, dia loro delle cornici teoriche e suggerisca le strade per agire rispetto ad essi. Il materiale grezzo per questa elaborazione è chiaramente giornalistico, qualcosa che i blogger non sono ancora buoni a generare.”

“I lettori hanno bisogno e desiderano essere attrezzati con delle difese basate sulla verità.I giornali possono avere una chance se riescono a incontrare questo bisogno continuando a gestire quel tipo di contenuti che gli procura la loro naturale influenza sulla comunità. Per trovare le risorse necessarie per fare questo, dovranno eliminare dal buffet dei contenuti tutti gli argomenti frivoli.”

“Il problema non è diffondere l’ informazione. Il problema è riuscire a mantenere una forte e affidabile macchina per costruirla. I giornali hanno questa posizione di affidabilità nella mente dei cittadini.”

Philip Meyer is professor emeritus in Journalism at the University of North Carolina at Chapel Hill and the author of “The Vanishing Newspaper: Saving Journalism in the Information Age.”

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La Blogosfera sta bene

Il rapporto annuale di Technorati sullo stato della blogosfera conferma la forte crescita sia dei blog sia dei lettori di blog. Il rapporto affianca i dati numerici a un sondaggio “random” tra gli utenti di Technorati per conoscere i blogger, il loro modo di operare (strumenti, impegno, costo) e  per valutare l’impatto del “blogging” sulla loro vita privata e professionale.


Il sondaggio mostra che i blogger non formano un “gruppo omogeneo: tutti i blogger hanno obiettivi diversi e coprono una media di cinque argomenti all’interno di ogni blog.” L’impegno di tempo è ricambiato da una generale soddisfazione per lo strumento.

La linea che dovrebbe distinguere tra blog e siti web si fa sempre più sfumata. Tra i dieci siti d’intrattenimento più visitati ci sono quattro blog.

Technorati defines the Active Blogosphere as: The ecosystem of interconnected communities of bloggers and readers at the convergence of journalism and conversation.”

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